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ODV, motore del Mod. 231

L’art. 6 comma 1 lett. a) del D.Lgs. 231/2001 sancisce che l’organo dirigente (deve aver) adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi.

Il giudizio del giudice, quindi sarà di tipo “bifasico”: deve cioè aver riguardo al contenuto formale del modello organizzativo, che deve essere, appunto idoneo e deve essere rivolta all’attuazione sostanziale dello stesso, che deve essere efficace.

Insomma, la valutazione del giudice, se per un verso deve riguardare l’identificazione dei contenuti essenziali del Modello, per l’altro verso deve concernere il funzionamento del Modello stesso; un primo giudizio dunque caratterizzato in termini di astrattezza e una seconda valutazione connotata in termini di concretezza.

Certamente, in entrambi i casi la valutazione effettuata dal giudice è di tipo prognostico, risultando destinata per un verso a individuare i contenuti del Modello, nonché per l’altro verso a verificare se essi siano in grado di funzionare.

Approfondendo in questa sede il secondo momento appena descritto, ovvero la valutazione dell’adeguatezza dei Modelli Organizzativi, si fa notare che tale valutazione non può adottare, come indice di riferimento, la mera lettura del documento che integra il Modello, dovendosi invece basare su circostanze fattuali concrete, la dimostrazione delle quali deve essere offerta ed è acquisibile attraverso i mezzi di ricerca della prova ed i mezzi di prova utilizzabili per l’accertamento di qualsiasi fatto.

La dinamicità del concetto qui considerato si evince pure dal contenuto dell’art. 7, comma 4, il quale afferma che un efficace attuazione del modello richiede “una verifica periodica e l’eventuale modifica dello stesso quando sono scoperte significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti nell’organizzazione o nell’attività”.

La verifica periodica è svolta in prima analisi dall’Organismo di Vigilanza.

A parere di chi scrive dunque è proprio l’attività dell’organismo di vigilanza, che, stimolando l’azienda, crea le necessarie evidenze che possono dimostrare al giudice l’efficace attuazione del modello organizzativo.

L’organismo di vigilanza è dunque “il motore” del modello 231 aziendale. Deve stimolare i vari interlocutori, responsabili di funzione, dipendenti , vertice aziendale a rispettare i protocolli individuati nel modello, inviare flussi informativi.

L’attività dell’odv potrebbe essere da sola sufficiente a dimostrare l’efficace attuazione del modello 231: eseguendo i dovuti audit, ricevendo i flussi informativi, proponendo  i necessari aggiornamenti del modello, verbalizzando le proprie attività e relazionando  il vertice aziendale e l’organo di controllo.

Si ricorda che lo scopo dell’Organismo di vigilanza è quello di verificare che il modello sia attuato correttamente ed efficacemente attraverso il controllo delle informazioni raccolte e di vigilare sulla sua effettiva operatività.

Sempre le Linee guida di Confindustria sintetizzano così i compiti dell’OdV:

  • vigilanza sull’effettività del modello, cioè sulla coerenza tra i comportamenti concreti e il modello istituito; 
  • esame dell’adeguatezza del modello, ossia della sua reale – non già meramente formale – capacità di prevenire i comportamenti vietati;
  • analisi circa il mantenimento nel tempo dei requisiti di solidità e funzionalità del modello;
  • cura del necessario aggiornamento in senso dinamico del modello, nell’ipotesi in cui le analisi operate rendano necessario effettuare correzioni ed adeguamenti.

Il corretto ed efficace svolgimento dei compiti di vigilanza affidati dalla Legge all’organismo di vigilanza (ODV) sono quindi presupposti indispensabili e assolutamente inderogabili per l’esonero dalla responsabilità, sia che il reato sia stato commesso dai soggetti “apicali” sia che sia stato commesso dai soggetti sottoposti all’altrui direzione.

Questo è il senso del su richiamato  art. 7, comma 4, del D.Lgs. 231/2001 il quale prevede che l’efficace attuazione del modello richiede, oltre all’istituzione di un sistema disciplinare, una sua verifica periodica, che ragionevolmente può essere attuata solo da parte dell’organismo a ciò appositamente dedicato.

A tale organismo di Vigilanza 231, operante costantemente in coordinamento con l’ente, pur risultando soggetto autonomo ed indipendente da esso, sono attribuiti i compiti di verificazione, applicazione ed aggiornamento dei modelli di organizzazione, gestione e controllo.

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